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November 11 SULLA SCUOLA DELLA RIFORMA“Quando le fondamenta sono rovinate, cosa può fare il giusto?” (Salmo 11:3)
Per comprendere i recenti eventi riguardanti la scuola bisogna collocarli in uno scenario più ampio, che con crudo realismo consideri il progressivo deterioramento della vita sociale, economica e culturale in ogni paese. Oltre a essere drammaticamente attuale, questo è un fenomeno sistemico, nel senso che riguarda tutto l’insieme e ciascuna realtà presa singolarmente. L’individuo, la famiglia, la scuola, l’impresa, la sanità, lo stato, le istituzioni democratiche, l’ambiente, la cultura… nulla si sottrae alla crisi delle sue strutture, al crollo delle sue fondamenta. Prendere atto di questo dato inconfutabile è il primo passo per cominciare a intravedere la via d’uscita. Ma una volta arrivati a questa consapevolezza, le reazioni possono essere molto diverse. Come in mezzo al naufragio di una grande nave, c’è chi si consola con improbabili speranze di liberazione che risiederebbero proprio in questo “relativo caos”, c’è chi si aggrappa tenacemente alle vecchie ideologie ormai tramontate e incapaci di dare soluzioni vere, c’è chi furbescamente cerca di scampare tenendo come bussola il proprio privato interesse, e c’è chi si interroga sulle ragioni ultime, sui perché, per affrontare lucidamente la situazione e rintracciare una possibile soluzione. Nel declino mondiale a cui stiamo assistendo, l’Italia spicca per il caos delle sue scelte politiche, che non sembrano mirare seriamente alle sorti del Paese. Negli anni passati la cosa pubblica è stata abusata ora dagli uni ora dagli altri in modo clientelare e a detrimento del bene comune. Ma invece di appurare le effettive responsabilità e di applicare le leggi ordinarie per punire i colpevoli, si sono presi di mira in modo indiscriminato interi settori della società, mettendo in un solo fascio malfattori e onesti cittadini. C’è la crisi economica, ma invece di fissare le priorità della nazione e di ridimensionare il superfluo, si tagliano senza criterio attività fondamentali per il nostro futuro, come la scuola e la ricerca. Tutti sono d’accordo che la scuola va riformata, ma sul che cosa, sul come e sul perché non c’è chiarezza. Bisogna pensare che, quando in un sistema si vanno a modificare le condizioni di un elemento, tutto il sistema deve riorganizzarsi sulla base di quel cambiamento. Una riforma della scuola, per essere veramente tale, deve comportare anche una riforma del mondo del lavoro e della situazione delle famiglie, che della scuola si avvalgono. Inutile nasconderlo, negli ultimi provvedimenti per l’istruzione pubblica il tempo pieno come modello pedagogico è stato abolito, le 24 ore di scuola non tengono conto delle esigenze di tantissime famiglie e della loro stretta connessione con il tempo scuola. Il taglio di ore, di insegnanti e di indirizzi nelle secondarie, non sembra rispondere a un disegno organico di riforma, ma di semplice quadratura dei conti. Certo che sulla validità dei modelli pedagogici degli ultimi trent’anni abbiamo anche noi qualche riserva. Sull’onda della protesta degli anni ’70, dell’emergere di nuovi bisogni sociali e dell’estensione del concetto di educazione a tutte le fasce d’età, la scuola ha progressivamente fatto propri compiti e doveri fino ad allora assolti dalla famiglia. E così si é assistito a una crescente deresponsabilizzazione dei genitori nei confronti del compito educativo, e ad un fenomeno di “gigantismo” della scuola che, nonostante gli organi collegiali e l’autonomia, non si è potuta liberare da una gestione centralista e burocratica. La scuola non deve e non può sostituire l’educazione parentale, ma se non si ricomincia dalla famiglia, dalla ridefinizione della sua natura, dal riconoscimento pubblico del suo valore e della sua importanza, con conseguenti effetti sulle concrete condizioni di vita delle famiglie, non si potrà riformare veramente la scuola. Noi auspichiamo un corretto ridimensionamento del ruolo dello Stato, che riconosca la propria incompetenza in alcuni ambiti educativi di cui si sta occupando, primo fra tutti l’insegnamento religioso, e rimuova l’ora di religione con i suoi insegnanti (pensate che risparmio!), che miri a garantire una scuola statale laica, democratica, di alto livello culturale, che risponda alla sua funzione di organo della Costituzione, promuovendo il diritto allo studio, e rimuovendo “gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (art. 3 della Costituzione). I dettami della riforma Gelmini sembrano al contrario configurare un vero e proprio smantellamento e snaturamento della scuola pubblica, mentre avallano la sua progressiva clericalizzazione. Si è detto che questa non sarebbe una riforma, perché priva di un progetto pedagogico. Invece il progetto c’è, è alla discussione di una commissione parlamentare, ed è firmato Aprea. È una proposta di riforma della scuola che farebbe del sistema scolastico italiano non un sistema “misto” (come vuole dare a intendere), bensì un ibrido, in cui Stato e privati insieme contribuirebbero a un progetto pedagogico, risultante dalla giustapposizione dei relativi interessi, obbiettivi e finalità, tenendo conto “delle prevalenti richieste delle famiglie”. Non sfugge qui il suono un po’ sinistro del termine “prevalenti”, che non significa “migliori” o “più giuste”, ma solo più forti, come sono infatti in Italia le lobbies cattoliche, le cui richieste hanno prevalso nelle politiche scolastiche degli ultimi anni. Non per nulla la sussidiarietà (concetto cattolico) è stata definita la “stella polare” di questa proposta di legge. Noi invece auspichiamo una riforma del sistema scolastico in cui prioritaria sia la rivisitazione della conoscenza e della sua funzione sociale, in cui accanto a una scuola statale laica e democratica possa esprimersi la varietà e la ricchezza culturale di soggetti, responsabili di un proprio progetto pedagogico unitario, coerente e finalizzato alla promozione della persona, secondo un modello di umanità e di società pubblicamente condiviso. Dietro ogni progetto educativo c’è una visione del mondo, e dietro alla libertà di educazione ci sono il pluralismo, la libertà religiosa, la separazione tra chiese e Stato, la laicità come salvaguardia dei diversi ambiti di responsabilità e di sovranità. Il nostro progetto, in quanto cristiani evangelicali, è un progetto educativo di riconciliazione. Di riconciliazione tra i vari “corpi” e istituzioni che concorrono alla costituzione della società, di riconciliazione con l’ambiente, per uno sviluppo sostenibile e uno stile di vita sobrio, di riconciliazione tra uomo e donna nel riconoscimento della rispettiva diversità e complementarità, tra razze e culture nel reciproco rispetto, tra umanità creata e Creatore, dal quale siamo separati da una rottura storica. Ma insieme alla riconciliazione c’è anche il senso del limite, oltre il quale le situazioni diventeranno irreversibili, e in parte lo sono già diventate. Oggi è il giorno in cui possiamo ancora agire, o continuando a servire gli idoli del nostro tempo, a seguire i maestri e le strade che ci hanno portato alla condizione attuale, oppure dando luogo a una coraggiosa autocritica, mettendoci in discussione insieme al sistema malato in cui viviamo e aprendoci alla possibilità di una ricostruzione delle fondamenta su nuove basi. Per quanto ci riguarda, scegliamo la seconda, e auspichiamo fortemente che altri facciano altrettanto.
2008110 Il Comitato Insegnanti Evangelici Italiani Approfondimento Per tutti coloro che fossero interessati a leggere il testo integrale della relazione portata dal CIEI al Convegno di Palermo, può scaricarlo al seguente indirizzo: http://www.ciei-it.org/conferenze September 30 Convegno - Famiglia e Scuola Siete invitati a partecipare! Tra pubblico e privato: il ruolo della famiglia in una scuola laica e pluralista Convegno nazionale Palermo, sabato 4 ottobre 2008 ore 16:00 - Apertura dei lavori Nicola Pantaleo, presidente Associazione 31 ottobre Relazioni di: ANGELA NAVA, presidente Comitato Genitori Democratici (CGD) A scuola come al mercato? Le famiglie e il diritto di cittadinanza LIDIA GOLDONI e LUCIA STELLUTI, Comitato insegnanti evangelici italiani La famiglia come soggetto politico e il suo ruolo nella formazione scolastica ALESSANDRA TROTTA, direttora Centro diaconale “La noce” di Palermo Scuola e famiglia di fronte alla sfida educativa: tra diritti e responsabilità, confusione di ruoli e tentazioni ideologiche ore 19:00 - Termine lavori Info Il convegno si svolgerà presso il Centro Diaconale “La Noce”, via Giovanni Evangelista Di Blasi 12, 90135 Palermo. Presso la Foresteria del Centro è possibile prenotare delle camere a prezzi molto modici e fruire dei pasti. e-mail: c.d.foresteria@lanoce.org tel. 091.6817943 fax 091.6820118 Aggiornamento! Ciao a tutti, amici e ospiti di Stella Unica è passato un pò di tempo dall'ultimo aggiornamento. Dovete scusarmi ma nel frattempo mi sono laureata e sposata. Ma Stella Unica continua il suo impegno e sempre più amici ci stanno visitando, ognuno con una storia diversa e unica. E' bello entrare nelle vostre esistenze e nei vostri percorsi e magari sperare anche di lasciare una traccia indelebile e significativa. Io mi sono trasferita a Formigine in provincia di Modena...e chissà che più avanti con mio marito non apriremo una succursale di Stella Unica. Ma nel frattempo Francesca, Francesco e Andrea sono ancora qui e vi aspettano. Cercherò comunque di tenervi aggiornarti su iniziative o comunicazioni importanti, e magari di insegnare a qualcuno della famiglia ad aggiungersi a me. Ora vi saluto invitandovi a venirci a trovare, Stella Unica è più di un Bed & Breakfast, e se verrete lo scoprirete! Ciao Lu* January 28 Il Senato ha bloccato la nomina a presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche del fisico Luciano Maiani. La sua colpa? Aver firmato il documento sul papa Di Gennaro Carotenuto Tempi
duri per i laici, ma anche per milioni di cattolici onesti in Italia.
Tempi così duri da evocare davvero il processo "onesto e giusto" contro
Galileo Galilei. Così duri da evocare le liste di proscrizione dei
regimi totalitari. Così duri da paventare che presto tra i requisiti
per accedere alla docenza universitaria potrebbe essere necessario un
giuramento di fedeltà a Benedetto XVI speculare a quello che Benito
Mussolini impose l’8 ottobre del 1931[1]
ai docenti universitari. Un Benedetto XVI che va subito riconosciuto
come innocente (ma magari soddisfatto) rispetto alla voglia di
fanatismo, alla voglia di talebanizzazione dei rapporti tra Stato e
Chiesa voluta innanzitutto dai cosiddetti atei devoti e teocons. In
un'Italia dove non si possono condannare i corrotti, questi hanno
trovato un nuovo nemico: il laico. Laico come alieno, laico come grillo
parlante, come paria in uno stato che ha scelto una versione confessionalista della laicità (si legga l'imprescindibile articolo di Susanna Mancini). Il caso è facilmente riassumibile, ma siccome è una cosa così vergognosa (soprattutto per il parlamento della Repubblica) e insostenibile ne troverete ben poca nozione sui media. Al prestigioso fisico Luciano Maiani non è stata ratificata la nomina a presiedere il CNR proprio perché colpevole di essere tra i firmatari della lettera dei 67, con
la quale si riteneva inopportuno l'invito a Joseph Ratzinger per
l'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università di Roma La
Sapienza. Appena pochi giorni fa il fisico romano Luciano Maiani
era stato nominato Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Sulla base dei suoi titoli tutti si erano dichiarati soddisfatti.
Restava la ratifica del Senato, un proforma da tenersi ovviamente solo
sulla base del curriculum scientifico dello studioso. Ma non è andata
così: con un dibattito surreale in Senato (leggibile per esteso a questo link) la sua nomina non è stata ratificata ed è stata chiesta un'audizione del ministro Fabio Mussi. La colpa di Maiani
è apertamente ammessa: ha firmato la lettera dei 67 e quindi sarebbe
incompatibile. Il dibattito in Commissione è simbolico dell'Italia di
oggi e merita di essere riassunto. Per il senatore di Forza Italia, Franco Asciutti (per far queste cose si usano apparatnik di seconda fila), alla luce della posizione espressa contro il papa, Maiani sarebbe "incompatibile con un atteggiamento equilibrato e laico". Prova a difenderlo Andrea Ranieri del PD ma la pezza è peggiore del buco: suvvia, Maiani
è su posizioni moderate, ha firmato sì la lettera ma solo per il
Rettore, non voleva diventasse pubblica. Insomma, per Ranieri Maiani
è colpevole ma di peccato veniale. In generale gli interventi del PD
sono tutti improntati a prudenza e cerchiobottismo. Si rendono conto
della pretestuosità, della gravità e della pericolosità come
precedente, ma preferiscono restare nel mezzo, ribadire la loro
condanna dei rei e alla fine far passare uno scandaloso rinvio. Dopo Ranieri prende la parola Maria Agostina Pellegatta Verde lombarda e finalmente dice una cosa banalmente sensata: "siamo chiamati a giudicare i titoli di Maiani, non le sue opinioni". Basta ciò per fare impazzire di rabbia l'italoforzuto Egidio Sterpa.
E' il più noto tra i coinvolti, già ministro in quota PLI durante la
prima repubblica, con una condanna in via definitiva per tangenti nel
caso Enimont: "abbandono l'aula per protesta contro l'intolleranza".
Amen. Da lì, se mai ve n'era stato, si perde il lume della ragione. Luca Marconi dell'UDC teme addirittura che Maiani non sia in grado di assicurare la libertà d'espressione. Ma è Giuseppe Valditara di AN che passa il segno: Maiani deve chiarire la sua posizione per poter valutare se è compatibile con l'incarico. Che "chiarire la sua posizione"
riecheggi l'abiura chiesta a Galileo non può sfiorare Valditara.
Parlano vari altri, ma alla fine la decisione è presa, il Senato della
Repubblica non ratifica la nomina di Maiani e convoca il Ministro Mussi. Questo è quanto è successo in Commissione. Luciano Maiani
passerà, prima sotto le forche caudine, poi, a meno di incredibili
novità, come presidente del CNR. Ma il segnale che viene dato al paese
e all'Università è gravissimo: abbiamo i vostri nomi e possiamo
danneggiarvi nella vostra carriera come stiamo facendo con il più
potente di voi. In questi giorni centinaia di docenti, ricercatori e
precari della ricerca, oltre a migliaia di liberi cittadini stanno
firmando due appelli, che trovate qui e qui. E' di fatto una lista nera. Come fatto in Senato per Maiani chi dice che non possa essere tirata fuori per un concorso universitario o per un posto pubblico? PS Si passi una chiosa scherzosa a una notizia così grave. Il più diffuso programma di Voip, Skype, lo avevamo già segnalato qui,
ha una funzione aggiuntiva che rende cliccabili i numeri di telefono e
sostituisce al prefisso internazionale la bandierina del paese. Con un
curioso errore: al prefisso +0039-06 invece di sostituire la bandierina
italiana sostituisce quella vaticana, anche nello studio del prof. Maiani
(vedi immagine). Sorge un atroce dubbio, è Skype che non ha avuto
notizia della breccia di Porta Pia o siamo noi che non siamo aggiornati
sul ritorno del Papa Re? [1] G. Boatti, Preferirei di no. Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini, Torino, Einaudi, 2001. |
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